Vacanze Bisceglie

 Informazioni utili

BisceglieMercato settimanale: martedì
Santo patrono: San Mauro
Festa patronale: 6 agosto
Abitanti: biscegliesi
Come si raggiunge: A 14 Napoli-Bari, uscita Bisceglie
Guardia medica: 080/3357234, 080/3957676
Musei: Museo Civico Archeologico F. Saverio Majellaro, nell’ex convento di Santa Croce (estate: lunedì, mercoledì, venerdì e sabato apertura ore 9-12,30; giovedì apertura 9-12,30 e 16-17,30; inverno: lunedì, venerdì apertura 9-12,30 e 16-17,30; sabato apertura 9-12,30.

Cenni storici

Il toponimo deriverebbe da una pianta selvatica, una sorta di quercia (dal latino viscum, vischio, di cui e piena la quercia), e significa querceto. Per altri, esso proverrebbe dal latino vigiliae (guardie di vedetta appostate sulle torri).

In epoca longobarda, in questo luogo si raccolse un numeroso gruppo di contadini e marinai che dettero inizio a quella che sarebbe divenuta la città di Bisceglie.

La paura dei Saraceni fece il resto. Infatti, gli abitanti del piccolo centro, timorosi delle loro aggressioni, chiesero protezione al conte Pietro, in cambio della loro fedeltà. Avvenne, così, che il casale fu circondato da solide mura e da torri di avvistamento. La costituzione del centro impose che vi fosse una chiesa importante, considerato che nel 1063 dal papa Alessandro II nella citta di Vescegghie era stata istituita una diocesi.

Fu così che nel 1073 furono iniziati i lavori per la costruzione della cattedrale dedicata a san Pietro e nel 1074 della chiesa di Sant’Adoeno, protettore dei soldati normanni. Anche in Vescegghie, nel XIII secolo, si stanziò una colonia ebraica, testimoniata da una strada che ne portava il nome, La Giudea, ora cambiato in via Tevere.

Dal matrimonio fra Lucrezia Borgia, figlia del papa Alessandro VI, e Alfonso d’Aragona, nipote del re di Napoli, nacque il piccolo duca Rodrigo che, ancora in tenera età, alla morte del padre, ucciso da Cesare Borgia, si stabilì nel castello di Bisceglie, dove, a soli tredici anni, morì a causa di una malattia. Bisceglie tornò così proprietà della Corona e tale rimase sino alla defeudalizzazione.

La restaurazione prima e l’unificazione italiana dopo ne hanno fatto un Comune del Regno d’Italia ed oggi della Repubblica Italiana.

Il Viscile

Bisceglie, in provincia di Bari, prende il suo nome da un particolare tipo di quercia selvatica il viscile che si dice crescesse un tempo solo nel territorio ove ora si trova questo paesino sul livello del mare, paesino la cui importanza archeologica è immensa, dato che vi si trovano numerosi dolmen (parola celtica costituita da dol= tavola e men = pietra, e che vuol dire, appunto, tavola di pietra), costruzioni funerarie di età preclassica (o meglio megalitica) molto particolari delle quali non si conosce ancora appieno la natura e intorno alle quali circolano ancora numerose leggende.

La leggenda di San Nicola e del dialetto

Secondo la leggenda, san Nicola Pellegrino, giunto in Puglia per promuovere la buona novella, fu accolto in malo modo dai pugliesi. Allora pregò il Signore che trasformasse per sempre il loro dialetto, trasformandolo in una parlata cupa, inintelligibile e inelegante. E così fu.

La leggenda dei tre briganti

Secondo una leggenda, nel 1749, tre contadini bussarono alla porta di un monaco che viveva nel casale di Navarrino per chiedergli ristoro.

Il monaco, dolce di cuore, li fece entrare in casa e gli diede un lavoro ma, dopo pochi giorni passati a confabulare un piano infallibile, i tre contadini, spogliatisi degli abiti campagnoli che indossarono, derubarono e legarono il monaco, rivelandosi tre cattivi briganti. Mentre andavano via col maltolto, ridendo e burlandosi di lui, il monaco li apostrofò: Fate male a burlarvi di me, disse loro.

C’è un re, in questo luogo, che vi farà pagare tutte le vostre colpe! Si tratta del re di Napoli. Infatti, poco dopo, liberatosi, il monaco andò a raccontare l’accaduto al re, che mandò alla ricerca dei malviventi le sue truppe. I soldati trovarono i tre briganti che ancora ridevano dividendosi il bottino.

Il re non ebbe pieta: i tre furono impiccati nei pressi del casale, sotto lo sguardo inorridito dei biscegliesi. Esiste ancora, nei pressi del casale, una vasca, detta vasca delle lacrime, in cui i familiari dei marrani piansero tutto il loro cordoglio, abbracciando i resti dilaniati dei tre briganti.

Eventi

Il colera. Nel 1910 Bisceglie fu afflitta da una tremenda crisi di colera: i morti erano tantissimi, e venivano trasportati al cimitero direttamente sui loro letti. La cittadina, prostrata da tanto dolore, chiese ai tre santi protettori di aiutarla: per questo motivo, le tre statue vennero collocate al centro del duomo. Ma, quando anche la cattedrale fu disinfestata, e le statue assunsero un colore cupo dovuto al disinfettante, i cittadini prostrati e imbestialiti furono colti da una sorta di raptus cumulativo, e iniziarono a litigare tra loro. Ci scappò il morto e la lite fu sedata solo grazie all’intervento delle forze dell’ordine.

La visita del Duce. Benito Mussolini scese nel Sud per controllare l’esito della campagna di Grecia più da vicino e, si dice, abbacinato dalla bellezza di Bisceglie, decise di fermarvisi con lo stato maggiore del suo esercito per ben 20 giorni. L’esercito si stabilì a Villa Ciardi, mentre Mussolini dimorò poco distante, accanto a quello che oggi e il parco della cittadina, che viene tutt’ora appellato come Villa del Duce. Una curiosità: si dice che Mussolini adorasse le rape pugliesi.

Monumenti e chiese

La cattedrale di Bisceglie, risalente alla seconda meta dell’XI secolo, ma consacrata solo due secoli dopo, fu costruita dai Normanni. Caratterizzata, all’estremo, da un portale centrale e un’abside, presenta invece, all’interno restaurato e organizzato in tre navate, un interessante, raffinato matroneo con trifore e un coro ligneo di stile rinascimentale.

Il castello fu costruito da Federico II nel 1222 e ristrutturato, verso la fine del Cinquecento, dagli Aragonesi per adattarlo alle nuove esigenze della guerra, condizionata, ormai, dalle bocche di fuoco. L’ex convento di Santa Croce, oggi in parte adibito a museo, tra gli altri oggetti ospita una cesta in fibre vegetali datata a oltre 7500 anni fa.

La pedata dei Santi

Percorrendo via Sant’Andrea sino al 4° chilometro, svoltando quindi a destra e, dopo 150 metri, a sinistra, ci si trova di colpo dinanzi a una piccola cappella votiva, protagonista di una bella leggenda. Non molto tempo fa, un gruppo di uomini trasportava le reliquie dei santi patroni verso il paese di Sagina.

Pioveva e, d’improvviso, uno dei buoi che trasportava il carro su cui si trovavano le reliquie scivolo, e impresse su una pietra l’impronta della sua zampa.

I presenti interpretarono quello come un segno divino, un segno della volontà dei santi, che volevano essere trasportati a Bisceglie (che si trovava in direzione dell’orma) e non altrove. Li dove il bue cadde fu costruita nel 1933 una cappella votiva, ancora oggi oggetto di culto da parte della popolazione.

Siti archeologici

Il dolmen Chianca, a 5 chilometri da Bisceglie, uno dei meglio conservati della Puglia, risale a circa 3500 anni fa e deriva il suo nome dalle tipiche cianche, lastre in pietra che, conficcate nel terreno impilate una sopra l’altra, presentano, anche per un misterioso gioco di luci, un chiaro significato religioso.

Curiosità

Sulla falsariga di tutta una serie di tradizioni popolari che scandiscono quasi ogni momento della vita personale e comunitaria, atte allo scongiuro del malocchio e della sfortuna, c’è quella delle pulizie di primavera e autunno per le quali, unendo l’utile al dilettevole, le pulizie devono essere portate a termine in un luogo e in un modo precisi, in modo tale da scacciare le energie negative accumulatesi durante l’anno e, soprattutto, dare il benvenuto agli spiriti buoni della nuova stagione, che ogni anno bussano alla porta.

Feste, sagre e fiere

  • Febbraio: il Carnevale con sfilata di cani allegorici.
  • Giovedì Santo: I Sepolcri. In occasione della commemorazione dell’ultima cena, la cittadinanza di Bisceglie (ma questo e un rito un po’ di tutta la Puglia) celebra l’avvenimento con il rito dei Sepolcri. I fedeli, al momento della veglia per la morte di Gesù, iniziano a peregrinare di chiesa in chiesa (di solito, in numero dispari), per pregare e trovano, dovunque vadano, dei piccoli altari imbanditi di legumi, fiori, calici, ceri (simbolo dell’ultima cena). E, questa del pellegrinaggio, una pratica molto diffusa: di solito, infatti, viaggiando per le chiese si incontrano familiari e amici, e il tutto assume quasi un tono festoso. Tale pratica si ripete la mattina seguente, quando la popolazione scorta Maria e Gesù nella visita ai sepolcri.
  • Venerdì Santo: L’incontro. Ogni anno, verso le 9,30 del mattino, quando la processione del Venerdì Santo raggiunge il Calvario in piazza Vittorio Emanuele, presso la Villa Comunale la statua della Madonna, l’Addolorata, con un pugnale conficcato nel petto (simbolo del dolore per la morte del Figlio), e quella di Gesù, dal viso distrutto, s’incontrano, sfiorandosi, per darsi un ultimo dolcissimo addio. La processione, cullata da una lenta marcia funebre intonata dalla banda del paese, si ferma per pochi secondi: è il momento dell’incontro che, solitamente, commuove i fedeli, tanto da spingerne molti al pianto. Subito dopo, le statue, dividendosi, riprendono il triste cammino.
  • Lunedì dell’Angelo: Lunedì del Pantano. La tradizionale gita di Pasqua si teneva, anticamente, in una zona paludosa della campagna biscegliese. In tale pantano, negli anni Sessanta, si narra che un giovane scorse un mostro alato. Alle grida per la discesa sulla Terra del diavolo per punire tutta l’umanità, rispose il raziocinio dello storico M. Cosmai, convinto che il mostro fosse solo un’invenzione dei contrabbandieri per tenere lontano dal luogo i curiosi.
  • Tre domeniche successive a Pasqua: Fiere di chiese campestri nelle località di Zappino, Giano e Pacciano (in successione).
  • 13 giugno: Il pane di Sant’Antonio. In occasione della sua festa, la statua di sant’Antonio, protettore dei marinai, viene posta sulle barche e, da lì, trasportata in processione per mare. Nello stesso momento, le massaie distribuiscono in giro pane durissimo, con il simbolico proposito di mangiarlo quando lo stesso si bagnerà, in occasione della venuta della pioggia. Il pane, posto sui davanzali quando fuori impazza il temporale, proteggerà dai fulmini e dai tuoni.
  • Agosto: Estate Biscegliese con festa patronale dei santi Mauro, Sergio e Pantaleone e con la Sagra delle Grotte di Santacroce.
  • Settembre: Festa di santa Maria Addolorata. Ricorrenza dei defunti: nella notte tra l’l e il 2 novembre, giorno dei molti, i bambini biscegliesi sono in festa. I defunti torneranno dalle loro famiglie, per cercarvi riposo e conforto, e trovano la tavola imbandita non solo degli avanzi della cena, ma soprattutto della buonissima colva, un dolce tipo biscegliese, il cui contenuto e altamente simbolico. In particolare, ogni chicco di grano mangiato corrisponde alla salvezza di un’anima del purgatorio. Dopo essersi rifocillati, i morti, per ringraziare, riempiono di frutta secca, frutta fresca e dolci (o carbone!) delle calze che i bambini stessi avranno avuto cura di appendere vicino al camino.
  • Dicembre: Presepe vivente e gruppo folcloristico dei Babbo Natale.
  • 7 dicembre: i fami. Le strade di Bisceglie si accendono, poiché a ogni angolo viene infiammato un falò (i cosiddetti fami), in modo da riscaldare le povere vesti del piccolo Gesù, in procinto di nascere, che la Madonna, poco prima dell’anno zero, aveva steso ad asciugare ma che, per il freddo, non si erano ancora asciugati.

Piatti tipici

Tradizione non solo biscegliese e quella di preparare e mangiare, in occasione della festa del papa, tipici dolci di margarina, uova, zucchero, crema e ammoniaca, detti zeppole.

Soluzioni per la tua vacanza

Copyright

Pugliaviaggi scrl,
sede legale via Soleto 82,
73025 Martano (Lecce)

Partita Iva: 04094370758
Studio di promozione pubblicitaria
Agenzia di intermediazione

Contatti

info (@) pugliaviaggi.com