Vacanze Alberobello

Informazioni Utili

alberobelloMercato settimanale: giovedì
Santo patrono: santi medici Cosma e Damiano
Festa patronale: 24-28 settembre
Abitanti: alberobellesi
Come si raggiunge: SS 100 uscita Casamassima, Turi, Noci
Guardia medica: tel. 080/4328230

Cenni storici

Secondo alcuni il nome si riferisce alla presenza in zona di una grande quercia, secondo altri deriva da Sylva Arboris Belli, una distesa di querce. Per lungo tempo si è creduto che la parte finale del nome, ossia bello, derivasse dal latino bellum, cioè guerra, ma l'ipotesi sembrerebbe da scartare. Nel 1996 è stato dichiarato parte del Patrimonio dell' Umanità dall'Unesco per la presenza dei suggestivi, folcloristici, misteriosi trulli, che costellano il suo centro storico.

Alberobello, capoluogo dei trulli era in origine, un bosco ricco di querce secolari. Da ciò, il nome Silva arboris Belli, cioè "bosco dell'albero di guerra". Il termine belli, però, probabilmente non si riferisce in questo caso alla guerra vera e propria ma più plausibilmente a una quercia imponente, che, sino all'ottocento, sorgeva nei pressi di Alberobello, sulla via per Taranto.

La Storia dei Trulli

Secondo la tradizione che fa risalire la nascita dei trulli al Guercio di Puglia, queste folcloristiche, misteriose costruzioni sono nate per frodare il fisco. Durante il Regno di Napoli, infatti, su ogni costruzione doveva pagarsi una tassa.

Il Guercio, che, secondo alcuni, voleva per sé un feudo indipendente dalla Corte di Napoli, senza chiederne l'autorizzazione al re, ordinò che fossero costruite queste case in pietra a secco (di cui la zona era ricca), in modo tale che, quando funzionari del re fossero venuti a riscuotere il dazio, i cittadini, come per magia, avrebbero potuto smontare in brevissimo tempo le costruzioni, senza lasciarne traccia.

La magia ulteriore in questo progetto di costruzione, però, sta nel fatto che, se come sembra la storia è questa, il Guercio non poteva sapere che il modus aedificandi e persino l'aspetto dei trulli ricalcavano in modo sorprendente sia quello delle tombe principesche di Micene, in Grecia, sia quello di altre costruzioni presenti nel Mediterraneo, in Cappadocia, Egitto e Dalmazia.

L'arte di costruzione dei trulli merita di essere raccontata: senza ricorrere a strumenti di misurazione, il trullista, dopo aver raccolto nei campi la materia prima, denudando, così, il carattere roccioso di questo territorio, disegnava l'edificio e la disposizione delle stanze quadrangolari, le cui pareti interne erano a piombo e quelle esterne in pietra ben squadrata.

Per la copertura a volta si disponevano le pietre ad anelli concentrici che andavano progressivamente stringendosi verso l'alto, fino a quando l'occhio sommitale poteva essere chiuso da un unico lastrone. Solo allora, il tetto veniva coperto di cianche o chiancarelle, pietre piatte inclinate in modo da far scivolare via l'acqua. L'intonaco veniva usato per il pinnacolo, le cui forme geometriche hanno, secondo alcuni, significati simbolici: forse un augurio di buona salute o felicità, quando non, addirittura, di prosperità.

La zona monumentale

I trulli si innalzano, come seminati, snocciolati sulle stradine che si inerpicano su per le salite e si biforcano a partire da corso Vittorio Emanuele per via del Gesù (dove si trova il trullo Sovrano, unico trullo su due piani, alto ben 15 metri). E' interessante un giro in piazza Ferdinando IV dove la casa d'amore, in stile ottocentesco, crea un suggestivo stacco con il paesaggio imbiancato dei trulli. La zona monumentale propriamente detta comprende, inoltre, il santuario dei santi Cosma e Damiano, restaurato in stile seicentesco verso la metà del XIX secolo.

Accedendo, da largo Martellotta, nei rioni Monti e Aia Piccola, incontreremo un gran numero di trulli, più di 1000 conservati sino ad oggi: persino la chiesa principale di Monti è un trullo! Qui si trova dal 1997 anche il Museo del Territorio, situato nella restaurata casa Pezzolla, i cui locali più antichi risalgono al XVIII secolo, e visitando il quale si potrà compiere un viaggio all'interno della cultura, della storia, dei mezzi di sostentamento (che fino a tempo fa erano principalmente costituiti dall'agricoltura) alberobellese.

Eventi, feste e sagre

  • Febbraio: Carnevale.
  • Venerdì santo: Via Crucis vivente. Ormai da anni, la Via Crucis di Alberobello raccoglie fedeli e curiosi da tutto il mondo. Ogni anno organizzata in maniera diversa, parte da piazzale Indipendenza per risalire verso la tortuosa salita di via Monte Sabotino (detto u'mong d'Críst, "il monte di Cristo", e perfetto per questo scopo grazie alla sua tradizionale resistenza a qualsiasi contaminazione da parte del progresso e, con il suo tradizionale, foltissimo corteo di uomini e donne in costume costituito da più di cento personaggi a piedi e a cavallo, giunge sino a Villa Sant'Antonio. Qui, alla chiesa omonima, ha luogo il momento più toccante della manifestazione: la crocifissione del Cristo.
  • Marzo: festa della primavera.
  • 15-16 luglio: Festa della Madonna del Carmine.
  • 23 luglio: corteo storico con rievocazione della conquista della libera città.
  • 5-7 agosto: Festival folcloristico internazionale.
  • 15 agosto: Festa della Madonna della Madia. 
  • 16-19 agosto: Sovrano Festival. 
  • 31-3 settembre: Festa della birra. 
  • 25-28 settembre: Festa patronale dei santi Cosma e Damiano. 
  • 0ttobre: sagra dei legumi col peperoncino. 
  • Dicembre: il presepe vivente fra i trulli.

Gli alberobellesi

Popolo fiero e coraggioso, gli alberobellesi sono definiti da alcuni documenti secenteschi come "debitori", "inquisitori", "malfattori": il motivo di questo astio cosi palese è, appunto, la ribellione alle prevaricazioni dei grandi signori e possidenti di cui, con coraggio, gli alberobellesi si sono "macchiati" per lungo tempo sinò a raggiungere il pieno, appassionante conseguimento dei diritti civili.

Ciò è potuto avvenire soprattutto grazie alla tradizionale trasmissione dell'arte agricola, sulla quale per secoli si è fondato tutto il sostentamento di questo paesino.

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